Diamoci una mano di Pietro Quattrocchi
Diamoci una mano
Un anno fa, di ritorno dal Kenya dopo due mesi di assenza, fui incuriosito da un comportamento sociale nuovo. Ad Addis Abeba dove prima solo i funzionari Cinesi portavano mascherine, ora tutte le centinaia di persone accalcate in fila per i vari controlli erano mascherate. Insieme all’ansia di saltare sugli ultimi voli in partenza dall’Africa, si coglieva negli sguardi di tutti lo smarrimento per quel che accadeva in Cina e in Italia come ci raccontavano i vari monitors gracchianti nelle sale di attesa. Finalmente Fiumicino in un’alba fredda ci accoglie con controlli raddoppiati e, novità assoluta, passaggio dagli infermieri per la prova termometro. L’inquietudine mi fa percepire il cambiamento. Sono passati appena due mesi, ma sono rientrato in un mondo diverso da prima. Dopo appena due giorni ci troviamo tutti confinati e privati dei contatti interpersonali, prigionieri di una pandemia sconosciuta. Ho avvertito il pericolo di quella solitudine ed ho cercato aiuto. Dovevo parlare, sentire i familiari, gli amici, i compagni di un lavoro perduto. Senza di loro la vita rischiava di rattrappirsi fino a seccare. Ho visto tanta gente muoversi per portare il cibo nelle case, tutti abbiamo imparato la potenza dell’amore che anima i volontari. Ma anche la potenza della dedizione di professionisti che dovevano prendersi cura di noi rischiando la vita. L’ aiuto e la generosità di moltissime persone ci ha fatto capire che si poteva costruire una società civile meno egoista e forse meno ingiusta. Poi, col tempo, abbiamo anche capito che la voglia di arricchirsi e la volontà di dominare a spese dei deboli, sono sempre in agguato. Se gli altri non vengono considerati i nostri compagni di viaggio, facilmente gli egoismi distruggono le fondamenta della società giusta. Costruire relazioni solidali appare come il possibile ideale morale per innescare processi di crescita condivisa. Riconoscersi bisognosi di aiuto può renderci più capaci di capire gli altri. Forse il male e le malattie non saranno mai eliminati dal mondo, ma credo che la fede nel Dio di Gesù , costituisca una risorsa potente. Dio, il Padre di Gesù e Padre nostro, ha creato il mondo per amore e dobbiamo riconoscere che non vuole mai il male per noi.Per amore ci ha fatto capire, attraverso la nostra storia, tutto quello che nei secoli abbiamo vissuto come la Sua paziente, continua Rivelazione. Il Padre, con il suo amore, ci sostiene, è dalla nostra parte, dentro gli uomini di buona volontà. Ora, in questo momento di profonda incertezza per il nostro futuro, ricordarmi che esiste un Dio-per-noi, può almeno alleviare le mie paure. Non prego chiedendo miracoli e dicendo a Dio di fare quello che desidero, ma ricambio la Sua fiducia di Padre. Resta il compito, per ognuno, di aprirsi all’ascolto attivo degli altri, soprattutto dei poveri senza voce, perché secondo la Bibbia e il Vangelo, proprio essi sono i prediletti di Dio, sempre.