G. Azzano, in Il Regno Attualità 12/2020, 355

Come ogni malattia anche l’epidemia da coronavirus presenta sempre due aspetti: quello fisico, o corporeo, e quello metaforico, o relazionale. Il lockdown è come un tempo di sospensione della normalità, d’isolamento, di distanza, di dolore e di morte, che può, o forse deve, essere anche un tempo di opportunità.

Il libro è uno dei frutti degli scambi nati su sollecitazione di Serena Noceti e Vittorio Berti all’interno di un gruppo di laici e non (Enzo Biemmi, Alessandro Cortesi, Marco Giovannoni, Andrea Grillo, Fabrizio Mandreoli, Giorgio Marcello, Simone Morandini, Riccardo Saccenti) che si è autodefinito «Insieme sulla stessa barca» – prendendo spunto dalla preghiera di papa Francesco del 27 marzo nella solitaria Piazza S. Pietro –. Il gruppo ha aperto un sito web, ha steso una lettera aperta «quale spunto per un dialogo da aprire a più ampio raggio», ha preparato «un sussidio quale proposta di celebrazione domestica del triduo pasquale» e infine ha pubblicato questo e-book che è una «raccolta di brevi saggi sull’esperienza di questo tempo della pandemia attorno ad alcune parole».

L’emergenza sanitaria ha messo infatti in discussione in modo traumatico abitudini di vita consolidate. E le autorità politiche e sanitarie hanno disposto una tale quantità di divieti e restrizioni sociali che stanno ristrutturando la nostra quotidianità, che rendono irriconoscibile il mondo di ieri. Bar e fabbriche chiusi, piazze e chiese vuote, raccontano una realtà che ancora non abbiamo compreso e che esige delle risposte, seppure incerte.

I testi presentano diagnosi e prospettive che toccano questioni riguardanti la sfera psicologica, il ruolo dello stato, le forme di comunicazione, la sospensione di alcuni diritti civili, i rischi d’impoverimento delle fasce sociali più fragili, questioni tutte che impongono in modo urgente una ridefinizione del nostro rapporto con la natura e fra le comunità e gli individui. La pandemia è globale, non ha confini, sintomo questo di un pianeta malato, e fa temere una disgregazione del tessuto sociale e una radicalizzazione delle ideologie di separazione e chiusura. Tempo dunque questo per comprendere i pericoli in cui stiamo incorrendo e per riprogettare un futuro condiviso.

Azzano, in Il Regno Attualità12/2020, 355

image_pdfimage_print