DONNE DI KABUL
Intrise di guerra come panni rossi d’inzuppo
recluse da sempre
affamate d’aria
costrette d’amore d’uomo senza respiro
senza l’amore sognato
senza conquista.
Donne d’Afganistan
colate di nuovo dentro un vecchio muro
rivestite d’asfalto nero
rinchiuse da drappi pesanti attorno al cuore
appestate d’umiliante passato
a ricordare forse l’effimero
quel breve tempo dolce
quel raggio di luce
sfumato
tradito
soffocato di lacrime.
Lo dico adesso alle mie giovani donne
e avverto il nulla d’occhi
il niente d’amore
il vuoto d’essere vanamente libere,
felici senza saperlo,
ingrate del possesso della vita.
E un poco mi vergogno
sapendo che valete assai di più
al di la del mascara,
della liposuzione,
dell’unghia affrescata,
dei vostri femminei irraggiungibili miti.
Ma oggi non valete quanto loro
che moriranno d’uomo
con le armi in mano o a mani vuote
a riprendersi ciò che non hanno mai perso
e che voi possedete senza merito,
senza alcuna chiarissima memoria.

